La città e il territorio

Il territorio in cui è situato il centro antico di Peltuinum, è oggi compreso nei comuni di Prata d’Ansidonia e San Pio delle Camere, in provincia de L’Aquila, diviso tra le due amministrazioni dalla fascia demaniale del tratturo. I resti della città romana si trovano su un altopiano che si eleva all’interno di una conca originariamente occupata da un lago, che si è poi prosciugato naturalmente. L’odierna Piana di Navelli è circondata dalle montagne più alte dell’Appennino, il Gran Sasso, la Maiella, il Sirente.  L’area era parte dell’antico territorio dei Vestini e già in età preromana risultava un punto di sosta strategico nello spostamento delle greggi dall’Italia centrale (Sabina) alla Puglia settentrionale (Apulia). Sul pianoro attraversato dal tratturo,  alla metà del I sec. a.C., fu fondata  la città, pianificata proprio per la gestione e il controllo dei proventi della transumanza, ma anche per lo sfruttamento agricolo, entrambi favoriti dall’affioramento di falde acquifere.

                              Carta dei principali tratturi nell’Italia centrale

Sotto l’imperatore Claudio (41-54 d.C.) venne risistemata la strada (via Claudia Nova) che conduceva dall’attuale Civitatomassa (vicino L’Aquila) a Popoli e che oggi corrisponde   approssimativamente alla SS 17. In antico la strada attraversava la città da ovest ad est, collegando le grandi arterie che da Roma portavano all’Adriatico: la via Salaria per Asculum nel Piceno e la via Tiburtina Valeria Claudia diretta ad Ostia Aterni (Pescara).

Cippo con dedica a Silvano. Nel bassorilievo: un falcetto e due capre

Dall’area centrale della città presso la via Claudia Nova, è stato rinvenuto un cippo che testimonia l’importanza del traffico transumante anche nel III secolo d. C. Si tratta di un elemento architettonico sul quale si trova una dedica al dio Silvano “per grazia ricevuta” da parte dei pastori Agilis e Saturninus.

Presso il limite orientale della città, invece, un piccolo cippo con l’iscrizione RT ricorda che il pianoro era ancora attraversato dal Regio Tratturo borbonico.

Nel V secolo un forte terremoto colpì la città che generò un progressivo abbandono da parte dei cittadini residenti. La popolazione si spostò verso zone più facilmente difendibili, anche a causa di un generale clima di insicurezza che era dovuto alle guerre generate dal progressivo sfaldamento dell’Impero Romano. Fu così che si originarono i numerosi borghi medievali presenti nella regione. Con l’abbandono della città iniziarono anche le attività di spoliazione degli edifici pubblici al fine di recuperare materiale da reimpiegare:  non solo grandi blocchi calcarei ma anche decorazioni architettoniche, capitelli e colonne, furono riutilizzati nelle chiese e nei castelli della vallata, in centri come, ad esempio, Prata d’Ansidonia, Castelnuovo e Bominaco, ma soprattutto nella chiesa di San Paolo sorta accanto ai resti dell’antica città di Peltuinum.

In età medievale, il pianoro era occupato da alcuni piccoli complessi legati al culto cristiano e da un fortilizio che svolgeva una funzione di controllo sulla piana circostante, che fu costruito sfruttando le preesistenti murature romane del teatro. 

La città di età romana si trova su un pianoro sopraelevato di circa m. 100 rispetto al circostante altopiano; la città è delimitata da una cinta fortificata che racchiudeva un’area di 25 ha circa. Si sono preservate nel tempo e sono tuttora visibili alcune strutture pubbliche (mura, tempio, teatro, cisterne), perché costruite con un forte impegno finanziario ed edilizio.

 

Carta della Reintegra del tratturo

L’Aquila – Foggia (A. Crivelli e D. Freda, 1712)

Le abitazioni hanno lasciato labili tracce (per lo più pavimenti) e sono ora ricoperte per difficoltà di conservazione. Gli scavi hanno documentato che le strade erano pavimentate con ciottoli di varia dimensione (viae glareatae).

Le mura, in calcare locale, sono costruite lungo il ciglio del pendio con una tecnica che utilizza uno zoccolo in opera incerta per adeguarsi all’andamento irregolare del terreno e una muratura a blocchetti e a blocchi (nelle torri). L’attenzione alla difesa, in particolare lungo il tratto meno ripido del pianoro

Porta ovest. In nero le strutture romane,
in rosso gli uffici doganali post-antichi.

e dunque  più accessibile (nord-ovest), è mostrato dall’alto numero di torri. Le tre torri attestate lungo il lato ovest sono a struttura piena e due di esse, disposte a tenaglia, proteggono l’ingresso in città. La porta ovest è l’unica conservata, benché per un minimo elevato. Il passaggio è a doppio fornice, con varchi indifferenziati per il traffico carrabile e pedonale;la chiusura doveva avvenire tramite una saracinesca azionata da una camera di manovra superiore.

Questo ingresso è ulteriormente ben difeso dal sistema a doppia barriera con corte intermedia di sicurezza; gli stretti vani a nord e a sud della corte ospitavano scale in legno per salire sugli spalti. La conservazione della porta ovest è dovuta alla continuità d’uso come varco di controllo per il passaggio del bestiame; gli uffici doganali successivi all’età romana vennero ricavati nello spazio tra le torri. Proprio la funzione di dogana che si è svolta ininterrottamente per secoli in queste strutture ha causato il cambiamento del nome di Peltuinum in Ansedonia, derivato dal latino ansarium (dazio).

All’esterno delle fortificazioni, lungo la via che entrava in città, è visibile un sepolcro monumentale di età romana, mentre presso le mura è stata in parte scavata una necropoli con tombe a fossa: il suo utilizzo va dal secolo VIII a. C. al I d. C.